domenica 28 febbraio 2016

AL PRIMO SGUARDO

Al Primo  Sguardo

Opere inedite dalla collezione
Della Fondazione Cassa di
Risparmio di Padova e Rovigo


Le Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ricche di più di mille pezzi, vengono per la prima volta svelate al pubblico a Rovigo fino il 5 giugno 2016.

Per ospitare le circa duecento opere che rappresentano il fior fiore della imponente raccolta di pittura e scultura sono state scelte due diverse sedi, tra loro vicinissime: Palazzo Roverella e Palazzo Roncale.
La prima è la sede della Pinacoteca dei Concordi e di tutte le grandi esposizioni
d’arte rodigine; il secondo, Palazzo Roncale, sorge dirimpetto al Roverella ed è un imponente palazzo nobiliare rinascimentale, patrimonio della Fondazione, che ha provveduto al suo completo restauro. Questa mostra offre quindi anche l’occasione per ammirare gli interni restaurati di questa nobile dimora.

La scelta della Fondazione è stata di privilegiare, per questa doppia mostra rodigina affidata alla curatela di Giandomenico Romanelli e di Alessia Vedova, l’ampio corpus di opere riguardanti i due più recenti secoli l’Ottocento e il Novecento. Per motivi storici e di appartenenza non c’è dubbio che l’interesse maggiore si è concentrato sulla presentazione di un nucleo ancora inedito della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio.
Si tratta dei dipinti riuniti nella collezione di Pietro Centanini, che recentemente l’ha voluta donare alla Fondazione affinchè possa mantenersi integra e soprattutto possa essere goduta dalla collettività.

Com’è testimoniato dall’esposizione, Pietro Centanini indirizzava le sue scelte sugli artisti veneti ma anche, in omaggio alla moglie di origine partenopea, alla scuola napoletana. In collezione si trovano infatti opere di grandissimo interesse di Palizzi, De Nittis, Lega, Ghiglia, Boldini, Fattori, Soffici, Rosai, de Pisis, de Chirico, insieme a Zandomenighi, Milesi, Luigi Nono, Licata, Brass, Barbisan ma anche Utrillio e Chagall.

La famiglia invece collezionava i vedutisti e i pittori di interni, compresi alcuni magnifici Guardi.

Se la Collezione Centanini è una novità per tutti, il nucleo maggiore della Fondazione Cariparo stupisce per ricchezza e varietà di contenuto.
In esso sono testimoniati ben 5 secoli di storia dell’arte veneta e italiana.
Si passa più puntualmente a Oreste da Molin, Giuseppe Manzoni e a Mario Cavaglieri, gloria rodigina. Il Futurismo è ben rappresentato da Tulio Crali, mentre il secondo dopoguerra è presente con una sequenza notevolissima di opere, a ricordare l’importanza del gruppo N e dell’optical, con Biasi, Landi, Chiggio, Massironi e infine tre opere di Castellani.

L’omaggio a Mario Cavaglieri (1887-1969) al Roverella presenta un consistente gruppo di opere.

Nel primo decennio del Novecento Cavaglieri si impone nella ritrattistica al femminile, integrata all’interno di scenari di volta in volta mutevoli per ambientazioni e circostanze come in  “La Cucitrice” e “Venditrice di arance”.
“Donne in verde” (1912) colpisce per l’esuberante vitalità cromatica dell’abito della figura femminile.
La soluzione pittorica è paragonabile a certe soluzioni fauve con cui l’artista entra in contatto l’anno precedente durante un viaggio a Parigi, dove guarda e apprezza il linguaggio postimpressionista, i caldi interni di Vuillard e Bonard. Ma di quanto vede si servirà solo per accrescere uno stile personale, distante dagli orientamenti delle avanguardie contemporanee.
In questo periodo Cavaglieri conosce Giulia Catellini de Grossi che diviene sua compagna, musa ispiratrice, soggetto di numerosi disegni e dipinti ad olio, ritratta sia in spazi esterni che in studio (“Giulietta in visita”). La sposerà a Piacenza nel 1921.

Il 1925 è un anno di censura nella vita dell’artista, che decide di spostarsi in Francia. In quello che assomiglia molto ad un esilio volontario, mutano anche il suo repertorio e il registro della sua pittura, dedicata sempre più frequentemente agli spazi aperti, privilegiando il paesaggio campestre e di vita agreste.

In un quotidiano contatto con l’armonia della campagna, Cavaglieri produce una serie di opere nelle quali restituisce una natura nitida e vibrante, colta in ogni ora del giorno e lungo il corso di tutte le stagioni. “Hiver de Gascogne”, “La nevicata”, “Novembre in Guascogna”, “Paesaggio bucolico di Gers”, sono brani di una pittura en plein air  realizzata con tecnica alleggerita e una tavolozza più chiara, che ricorda quella della sua prima fase intimista.

Il Futurismo entra nella Collezione Cariparo con la figura di Tullio Crali (1910-2000) e, di conseguenza, nella mostra al Roverella.

Sebbene Tullio Crali abbia aderito al Futurismo nel 1929, quindi vent’anni dopo la pubblicazione del Manifesto di Marinetti sul quotidiano francese Le Figaro, rimarrà sempre fedele al movimento d’avanguardia, instaurando con il fondatore anche un rapporto di solida amicizia ed ammirazione fin dal loro primo incontro, a Trieste, nel 1931. Un evidente elogio all’autore del Manifesto futurista è “Marinetti che declama”. Altrettanto eloquente è “A pieno regime”, che oltre ad alludere alla funzione propagandistica verso cui si era andata orientando in quegli anni l’Aereopittura futurista, recupera dalla tradizione dello stesso movimento il motivo della simultaneità.
Negli anni Cinquanta la visione creativa di Crali si arricchisce di un’originale sensibilità.

Trasferitosi a Parigi, trascorre più periodi lungo le scogliere delle coste bretoni, dove scopre numerosi graffiti preistorici.
Quando lascia la Francia lo fa con pochi bagagli e una quantità indefinita di silici e graniti. Li userà per dar vita ai suoi universi astratti Sassintesi e Unisassi.

Anche i movimenti del secondo dopoguerra trovano importante eco nella Collezione Carparo e, perciò, nella mostra, con un protagonista di notevole rilievo, Concetto Pozzati.

Partito con una fase informale vicino alle esperienze materico-gestuali di Gorky, assorbito anche l’amore per la grafica pubblicitaria del padre Mario, noto cartellonista e pittore metafisico, e dello zio Severo, cartellonista nella Parigi degli anni Trenta, Concetto Pozzati (1935) indirizza la propria ricerca verso una nuova figurazione elaborando immagini nitide e geometricamente strutturate.
Sono collage di luoghi e oggetti della civiltà contemporanea, legati al nascere immaginario collettivo e derivanti dai mass media. Assemblage in cui si costruisce il rapporto di coesione tra immagine ed oggetto, spesso ripetuto o falsato, tipico dei linguaggi pop degli anni Sessanta.

Come insegna Andy Warhol, maestro della Pop Art, l’oggetto comune va reiterato o moltiplicato. Pozzati, però si limita alla sterile ripetizione modulare. Anzi, estrapola l’anima dell’oggetto ricalcandone e riproducendone la sagoma, e solo successivamente lo ripete sequenzialmente.

La collezione della Fondazione Cassa di Risparmio possiede uno dei più importanti nuclei italiani di opere degli artisti che, nel 1959, si riconoscevano nel Manifesto del
Gruppo N, formatosi a Padova.
In quel documento si legge: “La dicitura enne distingue un gruppo di disegnatori sperimentali uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente”.
Creare un’arte impersonale, che al singolo antepone il collettivo, non è il loro unico intento programmatico.

Le teorie perseguite da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi ( i cinque fondatori rimasti dei nove originali) sono molteplici: l’avvicinamento a norme visuali e percettive influenzate dai fenomeni studiati dalla psicologia della Gestal; l’idea di una ricerca artistica che elimina la distanza tra opera ed il suo spettatore (si tratta di esperimenti percettivi irrealizzabili senza l’intervento attivo del fruitore); la libera producibilità del lavoro stesso; la volontà di creare un’arte impersonale, che al singolo antepone il collettivo.

Nei primi anni Sessanta nascono le opere collettive della serie “Dinamiche visuali”, chiamate “Torsioni”, nelle quali i cinque componenti si servono di materiali nuovi per creare movimenti cinetici e di luce.

Le loro sperimentazioni si esemplificano anche con la fondazione del movimento Arte Programmata di Bruno Munari, Enzo Mari e il Gruppo T, accanto ai quali espongono in occasione dell’omonima mostra organizzata a Milano nel 1962 presentata da Umberto Eco.

Maria Paola Forlani


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