domenica 1 luglio 2018

ARCIPELAGO ITALIA


Arcipelago Italia
Ferrara risponde alla Biennale Architettura


Mario Cucinella, architetto curatore della sezione Arcipelago Italia della Biennale architettura 2018 ha esplorato il territorio che va dall’arco alpino alla dorsale appenninica, con una puntata in Sardegna. Piccoli territori colpiti dai terremoti o dal degrado e la loro ricostruzione e valorizzazione.
Gabriele Neri, nel Sole 24 Ore (riproposto ampiamente da “Arte senza Confini”), bene racconta questo percorso intrapreso, prima da Giancarlo De Carlo, poi dall’allievo Cucinella.

Ferrara, colpita dal terremoto del 2012, lo sradicamento di biblioteche e spazi giovani ormai difficili da ricomporre, lenti restauri e smembramenti di edifici e chiese in attesa di ritornare a vivere come stava progettando con amore l'architetto Carlo Bassi.

L’Università di Ferrara, facendo seguito al convegno del 2009 di “Competenze e strumenti per il patrimonio culturale del territorio ferrarese” ha cercato di riflettere e rispondere a tutti questi problemi, con incontri tra studenti, docenti ed architetti –ricercatori.
Partendo dalla considerazione che in Italia è in corso da lungo tempo un acceso dibattito, a volte presentato in chiave di contrapposizione fra le istanze della tutela (articolata sia nella fase di conoscenza che in quella di diagnostica e conservazione) e quella della valorizzazione del patrimonio culturale, il progetto Arcipelago Italia, ha coinvolto gruppi di ricercatori e giovani architetti a riflessioni e presenze attive alla Biennale Architettura 2018.

Come accennavo precedentemente, il territorio ha perso molti spazi che erano destinati ai giovani come Casa Cini e le sue biblioteche, Casa dell’Ariosto per le mostre di giovani artisti, il Centro Attività visive ed altro ancora che non lascia nessuna possibilità di confronti culturali e dibattiti per le giovani generazioni.

La scomparsa di Casa Cini, come luogo di aggregazione, soprattutto, laica è stata una perdita enorme per la città estense. La Biblioteca lasciata dai gesuiti, ma, soprattutto, quella prestigiosa di don Franco Patruno era vivace luogo d’incontro e di studio.
Le biblioteche sono una delle basi della civiltà. Permettono ai vivi di dialogare con i morti, e questo tiene in vita la cultura. Ascoltiamo la voce degli autori del passato, e nei loro testi ritroviamo le nostre preoccupazioni, o le nostre aspirazioni. Quando saremo morti, altri parleranno dei libri che non sono nati da questo rapporto. Ma per gran parte della storia umana le biblioteche sono state un bene privato. Molti sostengono che internet ha quasi eliminato la necessità di una biblioteca. Al contrario internet ha reso le biblioteche (e i bibliotecari) ancora più utili. Milioni di persone sono spiazzate dalle sfide del mondo digitale e dalla richiesta di interagire attraverso uno schermo. La biblioteca non è solo una porta verso un altro mondo. Ė un comitato di accoglienza e una guida nelle terre sconosciute dell’intelletto.
Molti di noi, non possono dimenticare la vivacità intellettuale dei giovani che vivevano la biblioteca di Casa Cini con la presenza sapiente e serena di don Franco Patruno e dei giovani volontari che seguivano quelle “magiche atmosfere”.
Così appare la triste chiusura di Casa dell’Ariosto verso le creative mostre delle scuole e dei giovani artisti e fotografi.

Ma tornando all’architetto Cucinella di Arcipelago Italia, il quale nell’esposizione ha escluso le grandi metropoli con musei e grattaceli, per guardare i centri più piccoli (come Ferrara) e le attività significative per le loro comunità e la creatività del luogo.
Il vero problema, dunque, non sono i grandi eventi o progetti…ma quelle realtà che hanno creato e creano crescita nella comunità. Il portone chiuso di Casa Cini, le sale abbandonate e silenziose di Casa dell’Ariosto, il Centro Attività Visive (ridotto a magazzino), chiedono aiuto alla politica, agli amministratori troppo spesso assenti e silenziosi nella difesa della qualità dell’architettura come accoglienza, della solidarietà e la crescita culturale delle persone ma, soprattutto, dei giovani.


Maria Paola Forlani

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