mercoledì 18 luglio 2018

VOLI, VENTAGLI e RAGGIERE


Graziella Guidotti

Voli, Ventagli e Raggiere
Arte in Villa


La splendida Villa sforzesca di Castell’Azzara (Gr) si è animata con le opere di cinque artisti che riflettono mondi e diverse poetiche in avvincenti mostre (fino al 19 agosto) per un pubblico che si apre a questo magnifico territorio e prosegue il suo cammino nelle sale dell' affascinante dimora.
Ogni artista espone in una delle spaziose sale della villa; così  le opere tessili di Graziella Guidotti animano con i loro vivaci colori la luminosa galleria che si apre con tre grandi finestre sul cortile. Già il titolo della mostra Voli, Ventagli e Raggiere descrive le opere esposte.

C’è un’ingiustizia flagrante fra noi due, io sono stata classificata nelle arti decorative e non hanno voluto ammettere che io fossi una pittrice in ogni senso”,
con queste parole Sonia Delunay commenta la differente considerazione riservata alla propria opera e a quella del marito Robert dalla critica d’arte. Tutto sommato,
l’ingiustizia figurante” di cui parla la Delaunay non risiede tanto nel non considerare lei una pittrice, quanto nel ritenere “minori” le arti decorative. La presenza femminile in questo settore è da sempre stata approvata: le arti applicate, in particolare il tessile e la ceramica, sono un esercizio ritenuto adatto alle donne in quanto segno di operosità domestica. Spesso, però, alla donna era negata la fase creativa: per esempio, i cartoni preparatori per gli arazzi erano appannaggio degli artisti uomini, benchè l’esecuzione fosse un fatto prettamente anche femminile.

Nella seconda metà dell’Ottocento qualcosa cambia: le arti decorative trovano una nuova dignità e ragione d’essere, destando l’interesse di artisti affermati che intervengono a salvare dal calderone della nascente produzione industriale. In questa rivalutazione la donna gioca un ruolo di crescente importanza: da semplice esecutrice passa ben presto alla fase progettuale, rendendosi protagonista delle principali scuole di design occidentali. Il caso più celebre è quello della scuola del Bauhaus, fondato a Waimer nel 1919, che si propone di affrontare, con criteri lontani tanto dalla tradizione accademica quanto dalle tradizioni metodologiche delle scuole artigianali dei mestieri, il problema della produzione industriale, delle nuove tecniche da essa imposte e della qualità dell’oggetto creato.

In questo percorso si inserisce Graziella Guidotti, designer tessile con le sue poetiche opere della mostra Voli, Ventagli e Raggiere.
A base della loro costruzione la struttura dei tessuti pieghettati che svincolata da esigenze di uso pratico è diventata tema di una sperimentazione rivolta alla produzione di pezzi unici. La superficie rugosa, la ricchezza di luci e ombre, la possibilità di far convivere, con eguale successo, colori in gradazione e contrasti ha permesso di inventare un grande numero di variazioni declinate in tante forme differenti fra loro: fantasiosi ventagli che fanno riferimento agli antichi flabelli egiziani, etruschi e romani, ma anche ai prodotti etnici, all’arte giapponese e al ricco repertorio elaborato dalle nostre ave lungo i secoli. Un accessorio-oggetto, il ventaglio, utilizzato fin da tempi antichissimi in varie forme e con molti significati simbolici: gli egiziani ad esempio lo associavano al soffio vitale, alla vita stessa, per i giapponesi i suoi raggi rappresentano le tante opportunità offerte dalla vita e il bordo del pavese o “pagina” la sua conclusione. Nel teatro NO e nella danza è usato in modo espressivo, come un vero e proprio linguaggio.

In alcune opere presenti in mostra, la pagina del ventaglio, è disposta in verticale anziché in orizzontale e si ripete assumendo un carattere seriale. L’alternarsi delle sue raggiere orientate in direzioni opposte assume un dinamismo che suggerisce lo spostamento dell’aria o il soffio del vento ma anche il movimento di volatili; se disposto in direzione orizzontale, aiutato da una gamma di colori azzurri e blu, assume e suggerisce il movimento ondoso degli oceani. La loro struttura è basata sulla lavorazione contemporanea di due tessuti che a tratti risultano legati a formarne uno solo, altre volte risultano slegati e indipendenti provocando forti tensioni in ordito e trama, tensioni che, con appropriati accorgimenti operativi, possono essere modellate in pieghe. Ne derivano superfici con rilievi ed affossamenti, tutte diverse per consistenza e colore, ma tutte ugualmente in grado di accogliere luci ed ombre in un gioco che il comportamento delle fibre da cui sono composte rivelano conseguenze indeterminate ed imprevedibili in precedenza.

La lezione dell’astrattismo è, fondamentale per il corso e la storia delle arti applicate. Secondo Linda Nochilin “le donne artiste, restando fedeli all’antico ruolo di decoratrici, hanno giovato alla causa dell’astrattismo e allo stesso tempo ne hanno diffuso il messaggio oltre le pareti dello studio, della galleria, del museo, nel regno della vita quotidiana”. Come narra, nella presentazione della mostra, Marina Carmignani, “il lavoro di Graziella Guidotti, si snoda in un ampio arco di anni, sempre diviso tra l’impegno a tramandare alle nuove generazioni la complessa struttura delle stoffe e la creazione di tessuti per interni e per oggetti d’arredo, parti integranti del linguaggio architettonico e di quel vivace ambito del design italiano dei Sottsass, Aulenti o Michelucci.”.

Le opere in mostra non intendono emulare il ventaglio e la sua funzione pratica ma evocarne l’antico fascino attraverso un’interpretazione personale ricca di nuovi valori e significati, strutture, spesso, sospese in una animazione magica come i <<mobiles>> di Calder o le accoglienti scenografie di “favole senza tempo”.


Maria Paola Forlani

Nessun commento:

Posta un commento