giovedì 5 maggio 2016

BETWEEN HOME AND WISDOM

Between Home and Wisdom.
Foto di Tommaso Fiscaletti


Si è aperta a Siena negli spazi di Santa Maria della Scala , fino al 20 giugno, la mostra “Between Home and Wisdom”, fotografie di Tommaso Fiscaletti, a cura di Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia Moderna, realizzato in Sudafrica a Città del Capo.
La mostra è il frutto di una ricerca per immagini che documenta e racconta attraverso una serie di fotografie, per la maggior parte ritratti, la vita quotidiana di un gruppo di donne Sangomas, di etnia xhosa, e il loro rapporto con la comunità alla quale appartengono e che risiede nel sobborgo di Dunoon, nel circondario della capitale sudafricana.

Le protagoniste di queste immagini sono donne dalla forte identità e con una grande energia interiore, il cui carisma si effonde su chi sta loro intorno, siano essi parenti, amici o membri della comunità; perciò spesso, nelle fotografie sono ritratte persone del luogo che sono entrate in contatto o fanno parte della vita delle sangomas.
In Between Home and Wisdom. Fiscaletti ribadisce il suo personale approccio all’immagine nel quale condensa due modi di utilizzare il mezzo fotografico: quello documentaristico e quello dove invece è determinante l’intervento del fotografo per restituire l’atmosfera e le suggestioni che vanno oltre il tempo dello scatto e da cui scaturisce la forza narrativa delle immagini.

In questa serie, dopo un lungo lavoro di osservazione che ha condotto alla costruzione del set e alla scelta delle inquadrature, Fiscaletti si è concentrato su un’accurata calibratura della luce: quando le donne sono ritratte all’interno delle loro abitazioni, proprio la luce sembra sottrarle dal contesto e far trasparire la loro compostezza ieratica mentre negli scatti realizzati per ricreare e trasmettere l'aura che emanano le donne protagoniste delle immagini.

Così, muovendosi in equilibrio tra realtà e rappresentazione di essa, il giovane fotografo ci offre la sua personale lettura del mondo che ruota attorno alle sagome, affrontando contestualmente tematiche esistenziali quali la spiritualità, la memoria delle tradizioni, i legami familiari e le relazioni personali.

Come sostiene lo stesso Maggia “il fatto che buona parte delle donne della township di Dunoon avessero peculiarità così radicata nella tradizione ha portato l’artista a costruire un progetto che ponesse come elemento centrale questo differente approccio alla vita, divisa tra solitudine del culto e vita sociale.
Il giovane fotografo ha passato diverso tempo a osservare il luogo e le persone nel quotidiano e, individuata ogni scena, ha agito sulla luce per riportare con la fotografia l’atmosfera che aleggiava sulla realtà e sulle protagoniste”.

“C’è una luce unica nelle immagini che Fiscaletti ci regala dal Sudafrica – aggiunge il direttore della direzione Musei del comune di Siena, Daniele Pitteri – Una luce “altra” che non si sovrappone a quella naturale, né con essa interferisce, ma che si palesa come necessità di uno sguardo eccentrico, letteralmente fuori centro o, meglio, alla ricerca di un nuovo centro. Portare, per la prima volta tutte assieme, queste fotografie al Santa Maria della Scala non è stata una scelta casuale. La loro luce eccentrica, così come i volti potenti e saggi che ritraggono, ben si addicono a un luogo fuori dall’ordinario come questo splendido complesso museale. Come le donne sangoma, il Santa Maria della Scala ha custodito e trasferito nel tempo la memoria e la saggezza di una comunità, reinventandosi senza tradirsi né dimenticarsi; trovando forme, materie, usanze e cultura sempre nuove e differenti; utilizzando le memorie individuali e collettive e il suo essere sutura fra sé e l’altro come forza dirompente, come saggezza creativa”.

Lasciando allo spettatore il compito di immaginare come le esperienze e i saperi ancestrali delle donne sangoma possano trasmettersi tra generazioni, Fiscaletti concentra il suo sguardo sull’organizzazione della fotografia. La costruzione dell’apparato scenografico passa così in secondo piano, sovrastata dall’importanza di una fondamentale calibratura della luce, “elemento necessario” – come sostiene il fotografo marchigiano – per una corretta rappresentazione e successiva lettura e percezione dell’immagine e di quanto essa desidera raccontare”.



Maria Paola Forlani

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